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Il progetto

Il progetto

Al momento dell’inizio dei lavori di ristrutturazione, la grande sala del vecchio Magazzino
dell’Abbondanza dopo i numerosi riusi ed ampliamenti era priva di suddivisioni interne.
Presentava però un soppalco, costruito come galleria del cinema, che insisteva su tre
pareti della sala e tagliava in due alcune delle finestre storiche, determinando una lettura
non uniforme del volume principale. Da un lato del soppalco si accedeva ai locali di
servizio costruiti per il cinema, alcuni dei quali, pericolanti e fatiscenti, erano poggiati sul
tetto dell’attigua Casa del Fascio.
La copertura della grande sala era realizzata con capriate in legno di abete con saettoni,
che hanno subito nel corso degli anni numerosi interventi di consolidamento e
presentavano, al momento della progettazione dei restauri, un evidente stato di degrado.
L’orditura delle capriate era nascosta da una controsoffittatura in gesso che ritagliava un
sottotetto non praticabile ed anzi pericolante. Gran parte delle pareti della grande sala era
rivestita di pannelli insonorizzanti, retaggio del suo utilizzo come cinema.
Il progetto di restauro dell’edificio si pone l’obiettivo di creare una sinergia tra il recupero
filologico, a documentazione delle parti originarie della struttura antica, ed i frammenti
contemporanei ed innovativi che il nuovo restauro introduce. L’intervento, quindi, si
sviluppa secondo due direzioni distinte: da un lato l’aspetto conservativo volto a
ripristinare con atteggiamento attento e rigoroso gli elementi di maggior pregio storico
quali la volumetria indivisa, le murature, tracce che testimoniassero la vita dell’edificio;
dall’altro il contributo di novità del progetto concentrato sulle parti di scarso valore o di
recente costruzione al fine di inserire le nuove funzioni che l’edificio avrebbe svolto al
termine del restauro. La fusione di questi due registri ha generato un risultato affascinante
in cui passato e presente dialogano nel rispetto reciproco cercando nuove affinità nella
diversità.
In particolare all’interno del Palazzo la sala principale torna ad essere percepita come
volume unitario. Lo spazio dell’aula viene scandito dalla presenza di due setti rivestiti in
lamiera d’acciaio corten ossidata e trattata a cera, dal forte impatto evocativo, omaggio
alla importante storia mineraria della cittadina, e dalla realizzazione di una galleria leggera
in acciaio e vetro, la cui proiezione sottolinea la parte originaria dell’edificio. Il pavimento
della sala, realizzato in resina di colore ambrato, allude ai vecchi pavimenti in terra battuta
e compattata che spesso in passato caratterizzavano edifici con funzioni di magazzino.
Una pannellatura in rovere sbiancato occupa tre lati della sala interna e ne sottolinea la
recente costruzione, mentre una calce spessa e irregolare ricopre la parete più antica.
La copertura in capriate di novecentesca costruzione, ormai in pessimo stato, è stata
sostituita con una struttura di nuova realizzazione in legno di castagno stagionato su cui
tornano a collocarsi mezzane in cotto fatto a mano.
All’interno della sala per una profondità di circa 3 metri è stato realizzato uno scannafosso
o più propriamente una camera di areazione con l’intenzione di intercettare le acque di
percolazione che provengono dal terreno al di sotto della carreggiata stradale. Tale
fenomeno, che fino a metà Ottocento era così rilevante da far sì che Via Goldoni si
chiamasse Pantaneto, potrebbe essere una delle cause del degrado dell’affresco
dell’Albero della Fecondità situato sul muro di fondo delle sottostanti fonti medievali.
Questo intervento potrebbe consentire di eliminare dal muro l’umidità e permettere un
restauro duraturo sulla pittura.
Nel corso degli scavi dello scannafosso, eseguiti sotto la direzione della Soprintendenza
Archeologica per la Toscana, sono emerse interessanti sottostrutture murarie
probabilmente risalenti al periodo in cui l’edificio era ancora magazzino. Le strutture,
fotografate e rilevate, sono tuttora raggiungibili da due botole ricavate nella
pavimentazione della sala principale. A parte questo, gli scavi non hanno portato alla luce
materiale di particolare interesse.
All’esterno del Palazzo il progetto ha previsto interventi importanti sulla facciata
secondaria, quella di Via Goldoni, per trasformarla nell’ingresso principale dell’edificio. A
tale scopo è stato realizzato un rivestimento della parete in corrispondenza della sala
principale con pannelli in lamiera d’acciaio corten e un basamento in travertino, tagliato
per falda, che unifica la fascia bassa dell’edificio con il marciapiede rialzato, sempre in
travertino, pensato per consentire l’ingresso annullando il progressivo dislivello con
l’esterno. La superficie rugginosa ottenuta col rivestimento in acciaio corten costituisce,
inoltre, una quinta suggestiva per l’attigua porta medievale alle Formiche e innesca una
nuova relazione tra antico e moderno.
Il blocco dei servizi e dell’ingresso principale è arricchita di una nuova pensilina dotata di
illuminazione propria diffusa, che scandisce i confini di un rivestimento in travertino
tagliato per falda. Il resto del blocco rimane in intonaco. I rivestimenti con materiali diversi
sottolineano la differenziazione tra i volumi dei servizi e quelli della sala principale, che
era andata persa prima dell’intervento.
La sala conferenze realizzata nel Palazzo dell’Abbondanza può ospitare circa 200
persone ed è dotata di tutte le moderne attrezzature multimediali per proiezioni ad alta
definizione, di impianto di amplificazione, di illuminazione guidata da una centralina
elettrica che gestisce scenari illuminotecnici diversi a seconda del tipo di evento che si
svolge nella sala. Lo spazio garantisce inoltre una superficie espositiva fissa a parete di
200 mq. e pannelli mobili per ulteriori 100 mq. Le pareti sono già dotate di sistemi di
sospensione ed aggancio per l’esposizione delle opere.
La struttura è dotata anche di una saletta riunioni per 12 persone che può essere
utilizzata per incontri, presentazioni di mostre o conferenze stampa relative agli eventi che
si tengono all’interno dell’edificio stesso.

I progettisti:

Simone Carloni (Siena 1969), Paolo Mori (Firenze 1969), Giovanni Tomasone (Siena
1969), si laureano in Architettura all’Università di Firenze nel 1999, (relatore prof. Adolfo
Natalini). Nel 2001 fondano insieme la CMT architetti con l’intento di intraprendere un
percorso progettuale volto a coniugare il linguaggio dell’architettura contemporanea con le
istanze dell’ambiente e della tradizione culturale in cui operano. L’attività dello studio
spazia in diversi campi: nuova edificazione, restauro, museotecnica, allestimenti, grafica,
design. Partecipano a numerosi concorsi di progettazione nazionali ed internazionali,
risultando in due casi vincitori e spesso segnalati. Vantano pubblicazioni in numerose
riviste di architettura e libri del settore.
CMT architetti Srada di Busseto 18 – 53100 Siena
Tel e fax: 0577 40513 mail: cmtarchitetti@virgilio.it