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Fabrizio Valletti, sarà a Massa Marittima venerdì 2 marzo, per parlare della della sua esperienza a Poggioreale, Secondigliano e a Scampia e dell’impegno nel riportare a chi non ne ha più speranza i valori costituzionali dell’uguaglianza e della giustizia sociale, come cura al cancro della malavita organizzata

Venerdì 2 marzo alle 17 nella sala della Biblioteca Comunale, Complesso delle Clarisse, si terrà un incontro con padre Fabrizio Valletti, fondatore del Centro Hurtado di Scampia a Napoli e autore del libro “Un gesuita a Scampia”. Introdurrà Marcello Giuntini, sindaco di Massa Marittima e dialogherà con l’autore Adolfo Turbanti, comitato scientifico ISGREC. Il libro di Fabrizio Valletti, Un gesuita a Scampia, è il racconto di una vita missionaria spesa a promuovere «occasioni di crescita della dignità delle persone», dalle prime prove a Firenze e nel Mugello, alla luce della grande esperienza di don Lorenzo Milani, fino all’arrivo a Scampia, nel 2001 e alla realizzazione dell’omonimo Progetto come nuova forma di servizio apostolico in una delle periferie più degradate d’Italia.

 “La domanda che nasce spontanea dalla lettura di questo racconto – si legge nella prefazione alla pubblicazione, di Franco Roberti- la domanda che spesso pongono a noi magistrati i cittadini onesti è: potremo mai liberarci definitivamente dell’oppressione camorristica? Lo Stato potrà mai vincere le mafie e l’illegalità? La  mia risposta è sì, se lo vuole. Per vincere sul moderno sistema mafioso sarebbe necessaria una scelta che finora è stata proclamata, ma non ha avuto seguito. Sicurezza e giustizia, che sono le condizioni essenziali per un corretto sviluppo socioeconomico, dovrebbero costituire la base dell’azione di qualsiasi governo europeo, perché le mafie sfruttano le disuguaglianze sociali, tra cittadini forti e cittadini deboli, facendo affari con quelli tra i primi che si sentono al di sopra della legge, e reclutando come manovalanza i secondi, che si illudono di poter raggiungere soltanto attraverso l’illegalità e la militanza mafiosa quel progresso economico e sociale che pensano sarebbe altrimenti impossibile conseguire. Esiste un rapporto diretto tra mafie, disoccupazione e disagio sociale. Occorre attuare il principio di cui all’articolo 27 della Costituzione per cui le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, facendo del carcere una opportunità di riscatto anziché un luogo di emarginazione e disperazione per i detenuti e per le loro famiglie, come dimostra l’Autore in uno dei capitoli più toccanti del libro. Una giustizia credibile e uguale per tutti, intesa come servizio per i cittadini e non come strumento di potere, e una pubblica amministrazione trasparente ed efficiente sarebbero la migliore affermazione della cultura della legalità. Bisogna scrivere leggi giuste, attuative dei principi della Costituzione e dimostrare ai giovani che rispettare quelle leggi è più conveniente che infrangerle. Qui si inserisce, con la forza dell’evidenza che non consente alibi, la grande lezione politica di Fabrizio Valletti e del mondo di volontariato e solidarietà fiorito intorno a lui e al Centro Hurtado per promuovere iniziative culturali e opportunità di formazione e avviamento dei giovani al lavoro, per combattere la dispersione scolastica, per avvicinare al centro le periferie «esistenziali», i luoghi dove manca la speranza nel futuro e dominano il senso di marginalità e la rassegnazione. Contro i veleni della rassegnazione e  del disimpegno, ognuno faccia la propria parte per dare risposte concrete alle grandi emergenze e ai disagi quotidiani. È in gioco il futuro di tutti”.

Fabrizio Valletti, gesuita, romano, fondatore del Centro Hurtado di Scampia a Napoli, si occupa di assistenza alle carceri di Poggioreale e Secondigliano dopo anni trascorsi a Livorno, Firenze – al tempo di La Pira e Balducci – Follonica e Bologna. La sua esperienza nel popoloso quartiere all’estrema periferia nord di Napoli, divenuto l’emblema del degrado e dell’abbandono, viene raccontata nel libro “Un gesuita a Scampia”, pubblicato dalle Edizioni Dehoniane Bologna con una prefazione di Franco Roberti, Procuratore nazionale antimafia, e una postfazione del maestro di strada Marco Rossi-Doria, già sottosegretario all’Istruzione.