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Cenni storici

La costruzione della Fonte dell’Abbondanza di Massa Marittima risale al 1265 quando era Podestà Ildebrandino Malcondine di Pisa, come si legge nella lapide sulla facciata. In seguito sopra la Fonte fu costruito il granaio pubblico dove ogni cittadino doveva depositare parte delle sue granaglie come scorta per i tempi di guerra o di carestia. Non si conosce la data di questa sopraelevazione, ma si ritiene che possa risalire al XIV secolo. La carta del Burali (1664) mostra che l’edificio era adiacente alle mura cittadine ed affiancato da una torretta: ancora oggi accanto all’edificio si apre la Porta delle Formiche. Un’altra immagine mostra che le finestre erano a bifora e che il palazzo aveva una profondità ridotta rispetto all’attuale. Il magazzino, detto dell’Abbondanza, esercitò la sua funzione fino verso la metà del ‘600 per diventare poi il “Salone delle Commedie”. Dal 1832, dopo radicali lavori di ristrutturazione che portarono ad un’ulteriore sopraelevazione e ad un ampliamento, divenne un teatro per le rappresentazioni dell’Accademia dei Veloci Incoraggiti e, da fine ‘800, per quelle della Filodrammatica Carlo Goldoni, da cui il teatro prese il nome. Per la costruzione dei palchi laterali furono tamponate le bifore, riaperte solo nel 1920. Durante il fascismo, su progetto del famoso architetto del regime Enrico Del Debbio, accanto all’edificio sorse la Casa del Fascio, un edificio in travertino bianco tuttora esistente. Nel dopoguerra il teatro fu riadattato a cinema e alla fine degli anni ‘60 del Novecento fu trasformato in un grande magazzino commerciale prima e in un negozio di abbigliamento poi, ma conservò i pannelli, le controsoffittature e il mezzanino della galleria del cinema, eliminati solo col presente restauro. Il passaggio da teatro a cinema non fu così indolore. Oltre alla risistemazione dell’interno e del lato su via Goldoni, furono infatti realizzati anche alcuni vani accessori per gli impianti di aerazione e di proiezione sul lato della Casa del Fascio ed in parte anche sul suo tetto. A questo periodo risale la nuova copertura della sala principale, realizzata con la tradizionale struttura a capriate e travature in legno di pino. Acquisito dal Comune nel 2001, l’edificio è stato oggi restituito alla fruizione pubblica come sala per mostre e convegni.