Aumenta dimensione fontDiminuisci dimensione font

Archivio storico

L’ARCHIVIO STORICO COMUNALE DI MASSA MARITTIMA

Nel panorama degli archivi storici comunali della provincia di Grosseto, quello di Massa Marittima si presenta come una realtà estremamente interessante per la ricchezza della sua documentazione, frutto di una peculiare situazione in cui l’attività plurisecolare delle istituzioni comunali che hanno prodotto la documentazione si è intrecciata con la presenza di un importante ufficio quale la cancelleria comunitativa, che ne ha favorito la conservazione e la trasmissione.

Nell’Archivio storico di Massa Marittima è conservata la documentazione prodotta dalle istituzioni comunali a partire dalla seconda metà del ‘300, cioè in piena dominazione senese, fino agli anni ’50 del Novecento. In realtà, fino agli ultimi decenni del ‘700 l’archivio della Cancelleria di Massa Marittima conservava un interessante e vasto fondo diplomatico composto da circa 1200 cartapecore dall’VIII  al XVI secolo, che oggi si trovano presso l’Archivio di Stato di  Siena dove sono collocate in due fondi distinti: Riformagioni Massa e Città di Massa. Lo spostamento di queste cartapecore avvenne per disposizione granducale nella seconda metà del ‘700: la maggior parte venne trasferita a Siena nell’Archivio delle Riformagioni e una parte più esigua a Firenze nell’Archivio Diplomatico istituito nel 1778 da Pietro Leopoldo. In seguito anche questa parte venne portarta a Siena.

Questo spostamento è dovuto all’attenzione che il Granduca Pietro Leopoldo mise appunto nella seconda metà del ‘700 all’archivio di Massa Marittima. Proprio in quegli anni infatti si era riaperta tra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino la vecchia questione relativa ai confini tra Massa e Piombino che rimetteva in discussione l’accordo concluso tra il Granduca Francesco I e Iacopo VI Appiani  a proposito del territorio di Valli. Su questo territorio, dopo varie transazioni, negli anni ’70 del ‘500, era stata creata una zona di “condominio” larga mezzo miglio fino al mare nella quale rimase compresa Follonica. Succeduta agli Appiani la famiglia Lodovisi e poi la famiglia Boncompagni,  nel 1768 si riaprì la disputa causata da alcune gravi violazioni dei patti. Era necessario perciò intervenire, mettere mano all’archivio della Cancelleria di Massa per dimostrare, attraverso la documentazione, i diritti di sovranità di Massa sopra quei territori che più direttamente riguardavano il problema della confinazione con il Principato di Piombino e cioè Valli, Montioni, S. Lorenzo, Casallunga, Gualdicciolo, Campetroso e Baratti. L’intervento fu affidato ad un esperto erudito, il canonico senese Pietro Paolo Pizzetti.

Il Pizzetti venne incaricato nel dicembre 1779 di esaminare la documentazione di Massa per ricercare ciò che potesse essere utile agli interessi del Granducato , di  compilare un dettagliato catalogo dei documenti in cartapecora e delle altre carte esistenti nella cancelleria di Massa e di riordinare le carte in modo da renderle sempre reperibili. Il canonico intervenne condizionando fortemente l’archivio al quale dette la struttura che ancora oggi conserva. Nello spazio di cinque mesi eseguì lo spoglio delle cartapecore e delle altre carte e  organizzò lo spostamento sopra accennato delle cartapecore in parte a Siena e in parte a Firenze. Pur privilegiando, secondo le tendenze dell’epoca,  alcune parti dell’archivio piuttosto che altre ritenute “di poco momento”, non operò fortunatamente veri e propri spurghi, ma semplici accantonamenti di carte. Al termine del lavoro era riuscito inoltre a raccogliere un ampio repertorio di notizie sul problema della confinazione su cui redasse la sua relazione per il granduca dal titolo “Fatto istorico con documenti comprovanti le ragioni della Real Corona di Toscana sopra lo Stato di Piombino in particolare sopra le tenute di Valli, Montione, Porto Baratto, S. Lorenzo, Casallunga, Volta Grecana e Gualdicciolo.”

Il riordinamento attuale, effettuato negli anni ’90 del Novecento dall’archivista Simonetta Soldatini su incarico del Comune di Massa Marittima, segue la periodizzazione generalmente acquisita che distingue le carte prodotte prima dell’Unità d’Italia, che formano dunque l’archivio preunitario, da quelle prodotte dopo il 1865, data della legge sull’unificazione amministrativa, che formano l’archivio postunitario.

Nell’archivio preunitario sono state  individuate otto sezioni suddivise in tre periodi storico istituzionali:

–         ANTICHI REGIMI  che si collega istituzionalmente alla dominazione senese e all’età medicea e lorenese : qui si trovano le sezioni Comunità di Massa (1365 – 1808); Comunità aggregate (XV sec. – 1804); Cancelleria (1513 – 1808);

–         PERIODO FRANCESE  dove sono collocate le carte della Mairie  cioè la municipalità francese (1808 – 1814) ;

–         RESTAURAZIONE  dove troviamo la sezione relativa alla Comunità di Massa dal 1814 al 1865 e la Cancelleria dal 1814 al 1865. Segue poi la sezione della Comunità di Monterotondo (1427 – 1815) a cui è stata data una collocazione a parte rispetto alle Comunità aggregate (ciò a causa dell’intenso alternarsi di vicende che hanno determinato più volte legami e distacchi di questa dalla Comunità di Massa). Infine ultima sezione quella dell’Ingegnere del Circondario (1826 – 1850).

Pur essendo privo della documentazione del periodo repubblicano, l’Archivio di Massa Marittima presenta ancora un patrimonio documentario estremamente articolato e complesso che è il riflesso della condizione peculiare che Massa ha vissuto nel suo passato. Le vicende sono note: Massa costruì la propria potenza sulla rovina finanziaria del Vescovo feudatario, riuscendo ad affrancarsi nel 1225. Negli anni della sua espansione territoriale  numerosi castelli dei dintorni entrarono a fare parte del suo distretto. Nell’industria mineraria risiedeva senza dubbio la fonte della sua potenza e prosperità economica. Per oltre un secolo Massa riuscì a conservare la propria autonomia, fino a che Siena in piena espansione riuscì ad acquistare sulla città un controllo politico e militare attraverso i capitoli di sottomissione conclusi il 5 ottobre 1335. Da qui la costruzione del Cassero nella parte alta della città e la scelta obbligatoria di un cittadino senese come Podestà . Alla fine del ‘300 (1399) alla luce di gravi tensioni vennero stipulati nuovi capitoli di sottomissione, mentre la strategia del controllo si accentuava: il Podestà veniva nominato direttamente da Siena insieme ad un cancelliere per esercitare l’ufficio delle riformagioni.

Malgrado questo controllo, Massa conservò una certa autonomia amministrativa e le proprie istituzioni. Fonti estremamente preziose per capire l’articolazione delle istituzioni sono gli statuti comunali. Tra questi la redazione più ricca e originale è il Constitutum Comunis et Populi civitatis Massae redatto tra il 1299 e il 1328  contenente la legislazione mineraria alla IV distinzione. Denominato dal Pizzetti  “Statuto grosso, questo statuto insieme ad una filza di frammenti di norme statutarie fu trasportato a Firenze nel 1841 da Antonio Fani, regio antiquario incaricato dal granduca di riordinare gli archivi dell’ex stato di Piombino. Nel 2008 il Comune di Massa Marittima ha potuto ottenere dall’Archivio di Stato di Firenze, dove oggi è conservato, l’autorizzazione a realizzarne una copia digitale, consultabile in DVD presso la Biblioteca comunale di Massa Marittima. All’interno di questa copia dello statuto, e dunque anche nel DVD, è presente il cosidetto Codice minerario” (clicca per scaricare la relativa scheda) ovvero gli Ordinamenta super artem fossarum rameriae ed argeteriae.

Lo statuto più antico conservato nell’Archivio storico di Massa è dei primi del ‘400 ed è coevo a quello che si trova a Siena nel fondo Statuti dello Stato, molto più completo non avendo subito le mutilazioni di quello conservato a Massa. L’altra redazione statutaria presente in Archivio è quella del 1746 trascritta in due volumi dal Cancelliere Martinelli.

Gli statuti introducono alle magistrature comunali a cui la documentazione archivistica afferisce: il Podestà, alto magistrato con compiti giurisdizionali ed esecutivi, gli organi preposti all’amministrazione della Comunità quali espressioni originali della Comunità stessa cioè i Priori o Laudabile officio, il Consiglio generale e infine le Magistrature inferiori.

Il passaggio dello Stato di Siena nel Granducato mediceo avvenuto nel 1559 con la pace di Cateau Cambresis portò pochi significativi cambiamenti istituzionali nella struttura della Comunità di Massa. Soprattutto il periodo mediceo portò ad una posizione di rilievo la figura del Cancelliere Comunitativo che acquistò, per conto del Magistrato dei Quattro Conservatori di Siena, un maggiore compito di controllo sull’amministrazione e sulla gestione dei beni delle Comunità e degli enti di assistenza, beneficenza e culto.

Nel 1737 si estinse la dinastia medicea, la Maremma afflitta da secoli di sfruttamento si trovava in uno stato di abbandono e spopolamento. Alcune iniziative per risollevare questa terra furono prese durante la Reggenza di Francesco Stefano di Lorena, ma si trattò di tentativi destinati a fallire.

Il grande periodo delle riforme si aprì per questo territorio con l’età leopoldina. Il  Motuproprio granducale del 10 novembre 1765  staccava la Maremma dal territorio senese formando due province: Superiore Senese e Inferiore Senese. La nuova Provincia aveva un Governatore rappresentante del Granduca in Grosseto e un organo collegiale: l’Ufficio dei Fossi e delle Coltivazioni che assumeva i poteri esercitati fino a quel momento dalla Magistratura dei 4 Conservatori, dai Regolatori e dalla Rota.  Nel 1766 il territorio venne diviso in 8 Podesterie  tra cui Massa. Nel 1780 Massa ottenne la libera amministrazione delle proprie entrate ed uscite  svincolandosi dal controllo dell’Ufficio dei Fossi. Nel 1783  con il nuovo regolamento della Provincia Inferiore, Massa venne definita, insieme alle altre diciassette, Nuova Comunità e assunse una conformazione territoriale comprendente  Monterotondo, Prata e Tatti, che fino a quel momento avevano goduto una propria autonomia. Da qui derivò l’immissione nell’archivio della Cancelleria di Massa delle carte di Monterotondo, Prata e Tatti  che ancora oggi conserva. Vennero abolite le vecchie magistrature comunitative e vennero istituiti un nuovo Magistrato composto da un Gonfaloniere e 4 Priori e un nuovo Consiglio Generale composto dai 5 del Magistrato e dieci Consiglieri. Le elezioni venivano fatte mediante tratta annuale da tre borse di possidenti ( la riforma comunitativa leopoldina  introdusse un nuovo criterio di rappresentanza per cui solo i possidenti potevano assumere la responsabilità dell’amministrazione locale). La riforma leopoldina razionalizzò anche l’assetto delle Cancellerie che divennero circoscrizioni più ampie comprensive di più comunità. Massa ebbe la competenza anche su Roccastrada e Gavorrano e ospitò un grande archivio di concentrazione. Nel 1808 la Toscana divenne una provincia dell’Impero Napoleonico. La legislazione francese ispirata ad un modello di  stato più accentrato  introdusse una organizzazione  istituzionale di tipo gerarchico. Il territorio venne suddiviso in tre Dipartimenti di Prefettura (dell’Arno, dell’Ombrone e del Mediterraneo) , in circondari di sottoprefettura  e in municipalità dette Mairies.

La Mairie di Massa, compresa nel Dipartimento dell’Ombrone con sede a Siena e nella Sottoprefettura di Grosseto, era amministrata da un Maire, coadiuvato da alcuni aggiunti  e da un consiglio municipale privo di potere decisionale.

Nel 1814 con la caduta del regime napoleonico venne ricostituito il Granducato di Toscana e Ferdinando III di Lorena tornò al potere restaurando il sistema amministrativo vigente prima del 1808. A partire dagli anni ’30 dell’800, con il governo di Leopoldo II iniziò una fase di rinascita del territorio di Massa Marittima all’interno di un vero programma di politica territoriale che riguardò tutta la Maremma. In esso, oltre le opere di bonifica e il potenziamento delle vie di comunicazione, lo sviluppo dell’industria mineraria nel territorio di Massa e il rafforzamento dell’industria del ferro a Valpiana e Follonica, costituirono aspetti altamente significativi.

La sezione separata, relativa all’archivio preunitario, si chiude con la nascita del nuovo organismo comunale dello Stato italiano unitario sancita dalla legge sull’unificazione amministrativa del Regno d’Italia del 22 marzo 1865.

L’archivio postunitario è stato strutturato in serie aperte per permettere un continuo aggiornamento con la documentazione più che quarantennale proveniente dall’archivio di deposito. Da segnalare la presenza della sezione delle carte del PNF e del CLN.

Per concludere, un accenno agli archivi aggregati che nell’archivio storico di Massa costituiscono un nucleo abbastanza cospicuo:

Memorie di Case Pie (1410 – 1910); Opera di S. Cerbone (1515 – 1910); Opera di S. Agostino (1385 – 1875); Spedale di S. Andrea (1623 – 1781); Pia Eredità Moncini (1764 – 1964);

Asilo Giardino d’Infanzia “Giovanni Falusi” (1880 – 1959); Congregazione di Carità ((1894 – 1915); Ente Comunale di Assistenza (1939 – 1977); Giudice Conciliatore (1873 – 1897); Partito Nazionale Fascista (1924 – 1944); Comitato di Liberazione Nazionale (1944 – 1946).

L’inventario dell’Archivio storico è stato pubblicato dal Comune di Massa Marittima nel 1996 a cura di Simonetta Soldatini (Edizioni Il Leccio) ed è reperibile presso la Biblioteca comunale.

Per consultare il materiale conservato nell’Archivio è necessario inviare alla Soprintendenza Archivistica di Firenze il modulo di richiesta e consegnare l’autorizzazione alla Biblioteca comunale.

La prima pagina del Codice minerario:

cm-prima-pagina